Coppa Intereuropa a Monza. La festa delle ruote scoperte

Coppa Intereuropa a Monza. La festa delle ruote scoperte

Coppa Intereuropa a Monza. La festa delle ruote scoperte

La Coppa Intereuropa all’Autodromo Nazionale Monza, grazie alla presenza di favolose monoposto storiche si è trasformata in festa delle ruote scoperte

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La Coppa Intereuropa all’Autodromo Nazionale Monza, giunta alla 63a edizione, ha visto in pista i gioielli storici della Historic Grand Prix Cars Association (HGPCA), ovvero le monoposto che hanno scritto la storia dell’automobilismo sportivo in oltre mezzo secolo sui più celebri circuiti di tutto il mondo, dagli Anni Venti agli Anni Sessanta.

In pista gioielli da museo

Sono tornate a ruggire e incredibilmente a gareggiare vetture gloriose, ma che oggi sono ammirabili soltanto in un museo o in parata ai raduni e ai concorsi. Nel Tempio della Velocità invece leggendarie Ferrari e Cooper degli Anni Cinquanta e Sessanta, Maserati, Lotus, Brabham, Lola, Scarab Offenhauser, Aston Martin, Gordini, Osca, Heron Alfa Romeo, Lister Jaguar… hanno rivissuto gli antichi duelli di un tempo ora in mano a collezionisti – gentlemen drivers che non si sono risparmiati nel voler emulare le gesta di quei piloti che le portarono al successo entusiasmando il pubblico delle corse d’antan. Pubblico che a Monza ha potuto ammirare da vicino vetture uniche e leggendarie come la Era R9B del 1936 dotata di un motore sei cilindri in linea, 12 valvole, di 1488 cm3 che grazie al compressore è in grado sviluppare 166 cavalli e spingere il bestione a oltre 220 km/h. Vederla mettere in moto era di per sé uno spettacolo.

La regina di Monzanapolis

Nel paddock c’era anche la Curtis Hoyt Machine che gareggiò alla 500 Miglia di Indianapolis dal 1954 al 1959 e che disputò a Monza nel 1958, con il numero 24, la Corsa dei Due Mondi (Monzanapolis) terminando in quinta posizione guidata dal pilota Jimmy Reece. Era la seconda edizione del trofeo, offerto dal Comune di Monza, che abbinava in un’unica classifica i risultati ottenuti a Monza a quelli della 500 Miglia di Indianapolis. Il tracciato si sviluppava sulla pista a curve sopraelevate costruita nel 1955. La competizione del ’58 vide un serrato confronto fra le vetture europee (Ferrari, Maserati, Jaguar) e dodici d’oltreoceano tutte munite del motore Offenhausen e in prevalenza con telaio Kurtis Kraft. Le classifiche furono dominate da Jim Rathmann, (Zink Leader Card) vincitore di tutte le prove e della classifica generale alla media di 268,311 Km/h, mentre Reece ottenne lusinghieri piazzamenti precedendo anche Stirling Moss, uscito incolume da un pauroso incidente. Sfortunatissimo il campione del mondo Juan Manuel Fangio che non poté correre gara 1a per un guasto alla sua vettura, che dovette abbandonare la griglia di partenza, e che si ritirò al secondo giro in gara 3 per un difetto di alimentazione.

F2 e Formula Junior

A completare la festa delle ruote scoperte c’erano le F2 che hanno corso prima del 1979: Brabham, Chevron, Crossle, Lola, Lotus, March, Modus, Surtees… Ora in mano di collezionisti – piloti provenienti da oltre dieci nazioni di tutto il mondo che hanno voluto rievocare in pista gli anni d’oro di Bruno Giacomelli e Ermanno Colombo, presenti a Monza nella veste di “ospiti premiatori”. E poi le Formula Junior, ideate come formula formativa nel 1958 dal conte Giovanni Lurani e che hanno permesso di emergere a assi del volante come Jim Clarck, Jochen Rindt e John Surtees.

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