DeLorean DMC 12: sogno di un visionario d’altri tempi

DeLorean DMC 12: sogno di un visionario d’altri tempi

DeLorean DMC 12: sogno di un visionario d’altri tempi

La DeLorean DMC 12 fu realizzata negli anni Ottanta da un visionario personaggio. La disegnò Giugiaro. Divenne celebre in Ritorno al Futuro

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Gli autorevoli Financial Times e Guardian, hanno rilanciato la notizia che a oltre 30 anni dal film che la rese immortale nell’immaginario collettivo, la DeLorean si appresta a tornare in scena (clicca per leggere la nostra anticipazione), pochi però conoscono la storia di questa incredibile vettura, a partire dall’uomo che decise di abbandonare la General Motors ed investire tutto ciò che aveva per realizzarla.

DeLorean DMC 12: diversa per vocazione

John Zachary DeLorean (Detroit, 6 gennaio 1925 – Summit, 19 marzo 2005) era un geniale ingegnere ed abile uomo d’affari che, nei primi anni Settanta, aveva raggiunto una invidiabile posizione di potere nel top management di General Motors. Divergenze di veduta con i vertici della Casa lo spinsero a dare le dimissioni. Nel 1975 fondò la DeLorean Motor Company (DMC). Lo scopo, realizzare una supercar che non avesse eguali nel panorama automobilistico dell’epoca. Il primo prototipo ideato con la collaborazione di William T. Collins, primo ingegnere e disegnatore, già capo ingegnere alla Pontiac, fu pronto nell’ottobre del 1976, ma soltanto nel 1981 poté essere avviata la produzione della DeLorean DMC 12 nello stabilimento di Dunmurry, in Irlanda del Nord, a poche miglia da Belfast.

Futuribili porte ad ali di gabbiano

Per il disegno della carrozzeria DeLorean si affidò a Giorgetto Giugiaro che utilizzò l’acciaio inossidabile AISI 304 e riprese, sia nello stile sia nella filosofia dei volumi, l’Alfa Romeo Iguana del 1961. I pannelli in acciaio inox furono fissati ad un monoblocco in fibra di vetro rinforzata, a sua volta fissato ad un telaio a doppia Y ripreso dalla Lotus Esprit. Scelta geniale furono le porte ad ali di gabbiano che aiutarono a dare alla vettura un aspetto “futuribile”. Per sostenere le pesanti porte furono adottate speciali barre di torsione a gas costruite dalla Grumman Aerospace che permisero di farle uscire dalla sagoma di soli 11 pollici e resero agevole l’inserimento in vettura anche a guidatori di notevole statura.

Brucia semafori solo all’apparenza

Per il motore DeLorean scelse il PRV V6, sviluppato in sinergia da Peugeot, Renault e Volvo, un 2,85 litri in grado di erogare 130 CV a 5500 giri/min e 208 Nm di coppia a 2750 giri. Piuttosto modesto per una vettura che aspirava ad entrare nel novero delle supercar. La DeLorean DMC 12 in accelerazione non era certo la “brucia semafori” vista in Ritorno al Futuro. In compenso beveva e non poco, difficile percorrere più di 8 km con un litro di carburante.

Una DeLorean DMC 12 placcata oro

Nonostante ciò, la sua linea “futuribile” non piacque soltanto al regista Robert Zemeckis che la rese celebre nella trilogia cinematografica Ritorno al Futuro come base per la macchina del tempo ideata al Dr. Emmett “Doc” Brown, ma anche ad eccentrici personaggi come Roger Mize, presidente della Snyder National Bank. Mize pagò 85.000 dollari per assicurarsi il privilegio di possedere una delle DeLorean DMC 12 placcate in oro a 24 carati. L’esemplare rimase esposto nell’entrata della banca per circa 20 anni prima di essere acquisito dal Petersen Automotive Museum di Los Angeles. DeLorean aveva intenzione di produrre un centinaio di DMC-12 placcate oro, ed era riuscito a coinvolgere nell’operazione l’American Express. Tuttavia pare ne siano state realizzate soltanto tre.

John DeLorean passò come una meteora nel firmamento automobilistico per poi scomparire nell’oblio come la sua vettura. Nel 1983 fu accusato di traffico di cocaina. Venne assolto nell’agosto del 1984, ma i guai giudiziari lasciarono il segno. Amareggiato abbandonò il mondo automobilistico.

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