Ducati Mike Hailwood Replica: la regina del TT

Ducati Mike Hailwood Replica: la regina del  TT

Ducati Mike Hailwood Replica: la regina del TT

Ducati Mike Hailwood Replica, un omaggio e un ringraziamento a uno dei più grandi campioni di tutti i tempi che incrociò più volte il proprio destino agonistico con le moto di Borgo Panigale.

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Hailwood, giovane rampollo di una ricca famiglia inglese, chiese e ottenne nel 1960 dalla Ducati il motore bicilindrico sperimentale ideato da Taglioni accoppiando due 125 Desmo. Hailwood ne sovvenzionò lo sviluppo e in compenso poté impiegarlo per dominare le gare della classe 250 e iniziare a costruire la sua fantastica carriera.

Mike the Bike (Mike la moto), come era affettuosamente soprannominato, non dimenticò mai la Ducati, nonostante conquistasse i più prestigiosi allori con altre moto, mantenne sempre uno stretto rapporto con Taglioni e gli uomini del reparto corse, fu così che nel 1978, quando Hailwood decise di tornare alle corse partecipando al mondiale TT1 sul terribile Mountain, Taglioni e l’altrettanto celebre tecnico Farné ottennero l’appoggio della NCR per realizzare una Ducati 900 “Special” da affidare al grande campione inglese.

Rino Caracchi e Giorgio Nepoti, responsabili della NCR, si misero al lavoro utilizzando i carter fusi in terra di una piccola serie destinata alle gare di endurance. Montarono speciali carburatori Dell’Orto PHM, modificati da Malossi, con diffusore da 41 mm e optarono per la frizione a secco. Alla fine riuscirono a spremere dal grosso bicilindrico a “coppie coniche” ben 90 CV. Speciale era anche il telaio, simile a quello di serie, ma molto più leggero, realizzato dalla Daspa di Bologna.

Il 2 giugno 1972 Hailwood, nonostante avesse ormai 38 anni, si confermò re del Tourist Trophy e la Ducati regina delle curve estreme. Verso la fine del 1979 a Borgo Panigale decisero di proporre la versione stradale della straordinaria 900 “Special” di Hailwood. Rispetto tuttavia alla 750 Super Sport del 1974, pressoché identica anche tecnicamente alle moto trionfatrici di Imola, la Ducati Mike Hailwood Replica era semplicemente una 900 Super Sport di serie modificata nelle sospensioni e vestita come la moto di Hailwood.

Nonostante ciò l’impatto visivo fu notevole, tanto che la Ducati Mike Hailwood Replica divenne subito uno dei modelli più ambiti della gamma di Borgo Panigale. Ciò che colpiva di più la fantasia era l’imponente carenatura che aveva mantenuto la colorazione della scuderia Sports Motorcycle, sponsorizzata Castrol, utilizzata sulla moto di Hailwood, con i colori bianco rosso e verde, per pura combinazione gli stessi della bandiera italiana.

Il successo della Ducati Mike Hailwood Replica fu tale che anziché realizzare, come nelle intenzioni, solo una piccola serie commemorativa destinata prevalentemente, per ovvie ragioni, al mercato britannico, fu deciso di proporla come modello di punta della gamma Super Sport sottoponendola, nel corso degli anni, a una costante evoluzione.

Per esempio nel 1981 fu montata una carenatura in due pezzi che semplificava le operazioni di ordinaria manutenzione rispetto a quella in pezzo unico della prima serie. Nel 1983 invece si decise di dotare la Ducati Mike Hailwood Replica di avviamento elettrico e di frizione a comando idraulico.

L’evoluzione più significativa avvenne nel 1984 quando il motore fu maggiorato a quasi 1000 cc, dando vita alla Mille Mike Hailwood Replica. Il motore rappresentò l’evoluzione finale dei possenti bicilindrici a coppie coniche destinati a lasciare il passo a una nuova generazione di motori tecnologicamente più moderni e avanzati.

Si dice che l’estinzione dei “coppie coniche” sia stata dovuta ai costi di produzione troppo elevati e all’ostracismo della nuova dirigenza, in realtà, più probabilmente, tali propulsori poco si prestavano a essere equipaggiati con innovazioni tecniche ormai indispensabili come l’iniezione elettronica.

A spremere tutto il possibile dal grosso bicilindrico della Ducati Mike Hailwood Replica ci provarono, con eccellente risultato, gli ingegneri Bordi e Mengoli che oltre a incrementare alesaggio e corsa, adottarono valvole maggiorate a 42 e 38 mm, un albero motore in un unico pezzo con bronzine di biella, frizione a secco e un migliore sistema di lubrificazione che comprendeva anche un filtro dell’olio a cartuccia più grande. Nessun intervento sostanziale venne invece apportato all’estetica che restò molto simile al primo modello 900 del 1979 e proprio per questo mantenne e mantiene ancora oggi inalterato tutto il suo fascino.

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