F1 Sebastian Vettel rischia grosso, ma la Fia lo perdona

F1 Sebastian Vettel rischia grosso, ma la Fia lo perdona

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F1. Sebastian Vettel dopo il “Vaffa…” a Whiting in mondo visione, rischiava grosso, ma la Fia lo perdona. Monito per tutti di tenere la lingua a freno

F1. A Sebastian Vettel non bastava l’amarezza di salire sul podio del GP del Messico con la medaglia di bronzo e trovarsi poi, dopo un paio d’ore, penalizzato e retrocesso al quinto posto, un’altra tegola stava per cadergli sulla testa. Durante le concitate fasi finali della corsa, tutti avevano sentito in diretta il “Vaffa…” urlato via radio all’indirizzo dei commissari e del direttore di gara Charlie Whiting perché non prendevano una tempestiva decisione nei confronti dello scorretto comportamento di Max Verstappen.

Le scuse potevano non bastare

È vero, che subito dopo la gara Vettel aveva parlato con Whiting e poi inviato a lui e a Jean Todt una lettera di scuse, ma il procedimento era pronto a partire. Al ferrarista veniva contestata la violazione di due commi del regolamento sportivo (articolo 12.1.C1 e articolo 12.1.1f) che stabiliscono l’obbligo di una condotta leale e il rispetto di chi fa parte della Fia. La sanzione poteva arrivare alla esclusione dal GP del Brasile.

Alla fine è prevalso il buonsenso

Alla fine, una volta tanto, è prevalso il buon senso. Le intemperanze verbali di Seb sono state considerate come frutto della tensione dovuta all’accesso duello che stava conducendo in quel momento con Verstappen. Caricato di ulteriore drammaticità dall’arrivo come un missile alle spalle del ferrarista dell’altro alfiere della Red Bull Daniel Ricciardo. La Fia nel comunicato ufficiale prende atto delle “scuse profonde di Sebastian Vettel”, della sua intenzione di “chiarirsi con Max Verstappen” e della promessa che “non si ripeteranno episodi simili”.

Stop agli insulti via radio

Il presidente della Fia Jean Todt ha voluto altresì sottolineare che non saranno più ammessi comportamenti simile. D’ora in avanti chi non si atterrà alle regole, finirà davanti al Tribunale sportivo internazionale. Un preciso monito per quei piloti che, soprattutto in questi ultimi tempi, sono abituati a infarcire i dialoghi via radio con il proprio muretto con improperi, insulti e battute non proprio da manuale del bon ton.

Tentennamenti, indecisioni e tanta confusione

Va detto che nel caso specifico di Vettel ad esacerbare gli animi hanno contribuito non poco i tentennamenti e le indecisioni dei commissari che si sono protratte anche dopo la corsa. In Messico la confusione è regnata sovrana rendendo ancora, se possibile, più complessa e complicata una Formula che nello scorso secolo era di una semplicità esemplare. Difficile spiegare a un pubblico, già frastornato dal Risiko dei pit-stop gomme (gialle, bianche, verdi, fucsia), che il 3° sul traguardo, un attimo prima di salire sul podio è stato retrocesso al quinto posto, che il 4° è diventato quindi terzo, ma dopo qualche ora dalla premiazione in pompa magna è stato retrocesso al 5° posto. E in realtà la medaglia di bronzo del GP Messico 2016 è andata al pilota che ha tagliato il traguardo in 5° posizione.

In compenso il “Vaffa…” di Vettel è diventato virale e l’audience è salito, ma non credo che sia la maleducazione la chiave di volta per rilanciare la Formula 1.