Ferrari 250 GT SWB: la rinascita. Il Video

Ferrari 250 GT SWB: la rinascita. Il Video

Una Ferrari 250 GT SWB Berlinetta Competizione è stata riportata all’antico splendore dai maestri dal dipartimento Classiche di Maranello.

 

C’è un momento magico per il collezionista che i restauratori conoscono bene. Alcuni di loro sanno abilmente centellinarlo come il sommelier che serve un Grand Cru. D’obbligo coprire con un telo l’oggetto del desiderio e sollevarlo con gesto lento e misurato. È ciò che hanno fatto i Maestri del dipartimento Classiche di Maranello, mostrando la rinascita di uno dei loro capolavori: una stupenda Ferrari 250 GT SWB Berlinetta Competizione.

La Ferrari 250 GT SWB (Short Weehl Base), ovvero passo corto, fu realizzata nel 1959 su un telaio 250 GT con passo accorciato a 2400 mm. Nei primi anni Sessanta le Ferrari 250 GT SWB, portate in pista da gentlemen drivers e affermati campioni, colsero una straordinaria sequenza di affermazioni.

L’esemplare è una di queste. Secondo i non molti documenti disponibili, il primo a possederla fu Dorino Serafini, che tuttavia non la impiegò mai se non in gare di secondo piano. Nel 1964 la Ferrari 250 GT SWB venne venduta al francese René Richard che però la danneggiò e la cedette al pilota belga, ma anche abilissimo meccanico, Lucien Bianchi. Dopo la riparazione l’auto fu dipinta di colore blu scuro mentre gli interni divennero neri. Poco dopo da Bianchi la vettura passò nelle mani di un altro pilota con una carriera nelle competizioni GT e in Formula 1, il francese Jacques Pollet, che cambiò ancora una volta la carrozzeria tingendola di grigio.

Nel 1984 la vettura andò all’asta ad un collezionista belga e nel 1992 fu dipinta di giallo in omaggio a quelli che erano i colori nazionali di quel Paese nei primi anni dell’automobilismo agonistico. Proprio in giallo la Ferrari 250 GT SWB è entrata al dipartimento Classiche di Maranello per uscirne completamente restaurata e con un nuovo colore di carrozzeria.

La scelta del nuovo proprietario, un collezionista innamorato della Ferrari, è caduta su un grigio Pininfarina simile a quello che veniva impiegato su molte Ferrari alla fine degli anni Sessanta; per gli interni si è invece optato per il marrone.

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