Le ultime sul caso Dieselgate: accordo di principio con concessionari Usa

Le ultime sul caso Dieselgate: accordo di principio con concessionari Usa

Le ultime sul caso Dieselgate: accordo di principio con concessionari Usa

Era post Dieselgate. I concessionari statunitensi riceveranno denaro contante e altri benefici dalla Casa Tedesca

chiudi

Caricamento Player...

Era post Dieselgate. Prima il patteggiamento da quasi 15 miliardi di dollari, siglato lo scorso giugno con il dipartimento americano di Giustizia. Ora Volkswagen ha raggiunto un “accordo di principio” con i suoi concessionari americani. I dettagli devono ancora essere finalizzati, forse entro fine settembre, e serve il via libera di un tribunale Usa. Ma le prospettive più concrete sono “rosee” per i concessionari. Che si preparano a essere ricompensati per i danni subiti a causa dello scandalo emissioni esploso lo scorso settembre proprio in Usa e che ha travolto il produttore auto su scala mondiale.

Come poi spiegato in un comunicato di Volkswagen Group of America, la controllata americana del gruppo tedesco, Volkswagen verserà denaro contante e concederà altri benefici per risolvere reclami passati, presenti e futuri. L’accordo, precisa l’azienda, sarà effettivo solo dopo il via libera di un tribunale, quello del Northern District of California.

Dieselgate, rimane la tensione

Non basta infatti nessun “accordo di principio” per placare le autorità USA. Visto che nello stesso giorno dell’annuncio del gruppo il giudice competente ha ordinato di iniziare negoziati con le autorità americano. Qual è l’obiettivo? Un eventuale piano B per le vetture escluse dal patteggiamento da quasi 15 miliardi.

In esso rientravano quasi 500mila auto con motori diesel a due litri prodotti dal 2009 al 2015 e su cui fu montato il software incriminato. Ne sono rimaste però escluse circa 90mila con motori diesel a 3 litri perché il gruppo si è detto convinto di poterle portare a norma di legge senza modificarne la performance. Peccato, però, che l’ultima proposta dei Tedeschi sia stata bocciata il 13 luglio scorso dal California Air Resources Board, l’autorità californiana chiamata a garantire il rispetto delle leggi in materia di emissioni.

Fonte news: Askanews