Sergio Marchionne: un fiume in piena dopo il lancio della Tipo

Sergio Marchionne: un fiume in piena dopo il lancio della Tipo

Sergio Marchionne: un fiume in piena dopo il lancio della Tipo

A margine del lancio di due nuovi modelli della Fiat Tipo, la cinque porte e la station wagon, Sergio Marchionne non si è sottratto alle domande dei giornalisti

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Parla di tutto e risponde a tutti Sergio Marchionne, a margine del lancio di due nuovi modelli della Fiat Tipo, la cinque porte e la station wagon. Le domande dei giornalisti incalzano e toccano gli argomenti più disparati, tra cui anche la chiacchieratissima partnership con Google per la progettazione e lo sviluppo della famigerata auto a guida autonoma. A gettare la pulce nell’orecchio degli inviati presenti a Mirafiori il fatto che questa sera il numero uno di Fca parta per gli States. Destinazione Silicon ValleyVado a lavorare a Detroit. Lo vedrete velocemente se il discorso con Google è vero replica lui.

Marchionne affronta anche temi meno suscettibili di rumours, come la piena occupazione degli stabilimenti italiani, che – dice il manager – arriverà anche prima della fine del 2018. Un fatto di cui parleremo anche con il presidente del Consiglio, ha assicurato Marchionne, che incontrerà Renzi, appunto, il 5 maggio. Con lui – ha aggiunto – abbiamo condiviso i nostri piani da parecchio tempo. È l’unico che sa cosa stiamo facendoC’è un impegno molto chiaro da parte nostra per far ripartire il sistema economico italiano, ha osservato il manager che ha concluso: Nel nostro piccolo abbiamo dato un contributo.

Marchionne e la vision italiana

Marchionne non  risparmia nemmeno un analisi sulle condizioni del Paese: Ci dobbiamo rendere conto che questo è un paese che ha un carico di debiti abbastanza elevato: siamo il terzo paese più indebitato dopo l’America e il Giappone. Quindi quando ci alziamo la mattina dobbiamo, prima di qualunque cosa, andare a fare i conti in banca e poi se ne parla. Poi la stoccata al numero uno della Bundesbank Weidmann: Odio essere criticato da altri che vengono da fuori, su come gestiamo le nostre risorse italiane, sono problemi nostri, per non parlare poi di altri banchieri internazionali che ci sono in giro e che entrano ed escono dall’Italia.

Fonte: Askanews