Tino Brambilla: il “duro” di Monza

Tino Brambilla: il “duro” di Monza

Tino Brambilla: il “duro” di Monza

Tino Brambilla, ottantuno primavere e una vita che è un romanzo. Un duro vero in pista come nella vita. Una incommensurabile voglia di vincere sempre e ovunque. Un campione straordinario.

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“Il Tino”, come l’hanno sempre chiamato tutti, è innanzi tutto un uomo fuori dall’ordinario. Tarchiato e scolpito nel granito, ancora oggi, nonostante le ottantuno primavere, emana una forza dirompente ed esercita un incredibile carisma. Quella forza che gli ha permesso di emergere in qualsiasi sport che abbia praticato, ovviamente a livello agonistico. Sì perché a Tino Brambilla non è mai piaciuto perdere tempo con i “dilettanti”. Del resto, parafrasando il libro che ha firmato con Walter Consonni (leggi la recensione) “gli è sempre piaciuto vincere”: dai pattini, alle moto, alle auto…

Pochi piloti al mondo possono vantare una carriera agonistica come quella del Tino e, crediamo nessuno, è stato capace di andare forte e vincere sui pattini a rotelle – li usava per allenarsi – e al volante di una monoposto di formula uno.

Le goliardate poi sono diventate leggende metropolitane. Il bello è che sono assolutamente vere, spesso nate in quello che i monzesi chiamavano il Bar di Stupid, dove i fratelli Brambilla, Tino e Vittorio, anch’egli eccellente pilota, erano i re circondati da un codazzo di aficionados.

La carriera del Tino inizia da giovanissimo in sella a una bici da corsa. Abile saldatore nella officina del padre, il telaio se l’è fatto da solo. Prima corsa e subito una vittoria. Poi passò ai pattini a rotelle ed anche qui comincia a mietere vittorie. Presto però le gambe non bastano più. Ci vuole un motore. Il sogno è una rossa 125 Rumi. Il Tino ha 19 anni ed è già un esperto meccanico, mette le mani sulla Rumi di un amico e la trasforma in un bolide da corsa con il quale vince le prime gare come centauro. Poche gare ed è notato dal Conte Domenico Agusta. Nel 1954 lo ritroviamo pilota ufficiale della Meccanica Verghera, corre in sella alle MV 125 e 175 Disco Volante. In quell’anno sale per ben 22 volte sul gradino più alto del podio.

Tino Brambilla corre per quasi dieci anni con le moto conquistando almeno una cinquantina di successi coronati dalla conquista di tre titoli tricolori ed eccellenti piazzamenti nel campionato del mondo. Il debutto in auto, avviene quando, per i parametri attuali, è già “vecchio”. Il Tino nel 1963 ha trent’anni quando impugna il volante di una F. Junior sulla pista di casa, a Monza. Nessun problema, basta “tener giù il piede”.

Poche gare ed emerge tra la muta scatenata dei “ragazzini”. Sono gare in cui si corre con il coltello tra i denti. A Monza si corre sul circuito stradale. Un contatto e finisce contro il muretto di cemento del sottopassaggio. Una botta tremenda: frattura del femore e due costole rotte. Ma a fine stagione eccolo di nuovo in pista, questa volta alla guida di una Cooper Maserati di F1.

Nel 1964 salto nella F3 con una monoposto che si ingegna ad elaborare nell’officina di famiglia. I soldi sono pochi, ma la passione è tanta. Alla fine di stagione Tino Brambilla è vice campione italiano. Non solo, è pilota ufficiale e collaudatore delle Turismo Alfa Romeo. L’impegno tra collaudi, corse ed officina è impegnativo e stressante, ma Il Tino è uno che nelle difficoltà trova nuovi stimoli. Si suda ogni partecipazione, ogni griglia, ma alla fine nel 1966 è Campione d’Italia F3.

Nel 1968 la telefonata fatidica, viene convocato da Enzo Ferrari che gli propone di guidare una monoposto F2 del Cavallino. È il salto di qualità tanto atteso e Il Tino non delude le aspettative, porta alla vittoria la Ferrari F2 Dino progettata dallo sfortunato figlio del Drake. La stagione si conclude con il terzo posto nel Campionato Europeo di F2.

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