Vettel test con le gomme oversize pensando al 2017

Vettel test con le gomme oversize pensando al 2017

Vettel test con le gomme oversize pensando al 2017

Vettel primo test a Fiorano con le gomme da impiegare nel 2017, mentre parte la “riorganizzazione” voluta da Sergio Marchionne

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Vettel testa a Fiorano le Pirelli P Zero 2017, pneumatici che verranno introdotti nel prossimo Campionato del Mondo di Formula 1. Modificate nel battistrada – del 25% più largo della dimensione attuale – le nuove gomme sono utilizzate in versione da asciutto solo nei primi due giri di installazione, mentre il resto della giornata è dedicato alla valutazione di Intermedie e Wet grazie all’irrigazione artificiale della pista. Le gomme sono montate su una Ferrari SF15-T del 2015 appositamente modificata per riprodurre il livello di carico aerodinamico previsto dalle regole del prossimo anno. 120 i giri percorsi da Vettel.

Tempo di “riorganizzazione”

Mentre Seb conduce i test in Ferrari si susseguono le riunioni ai massimi livelli per definire quella “riorganizzazione” voluta dal presidente Sergio Marchionne che in questi giorni è a Maranello per presentare i conti economici del secondo trimestre. Se le vendite vanno a gonfie vele, altrettanto non si può dire dei risultati in pista. In un mese la situazione è letteralmente precipitata. Ultimo schiaffone ai sogni di gloria di inizio campionato il sorpasso Red Bull che ha messo a nudo in tutta la sua gravità la crisi che sta vivendo il Cavallino.

La sfortunata parabola di Allison

L’euforia del debutto a Melbourne della affascinante Ferrari SF16-H firmata dal mago aerospaziale James Allison e l’immediata competitività nei confronti della Mercedes aveva fatto gridare al miracolo. Ma l’euforia è stata di breve durata. Prima terribile doccia fredda la scomparsa improvvisa della moglie di James Allison. Il direttore tecnico, distrutto dal dolore, costretto a lasciare Maranello per stare vicino ai figli piccoli rimasti in Inghilterra. Se non difficile, quantomeno complesso, riuscire a gestire il delicato processo di evoluzione della SF16-H quando la testa è “da un’altra parte”.

Il flop di Barcellona segna il suo destino

Nonostante ciò si arriva a Barcellona con una vettura tutto sommato competitiva che se non ancora all’altezza della Mercedes, quanto meno è in grado di mantenere a debita distanza le altre avversarie. In Spagna la SF16-H si presenta con interessanti aggiornamenti aerodinamici, ma questi non danno i frutti sperati. Hamilton e Rosberg pensano bene di scontrarsi al primo giro. Fuori le Mercedes, per Vettel e la Ferrari è la grande occasione di conquistare il gradino più alto del podio, ma ad approfittarne è Verstappen con la Red Bull. A porte chiuse Allison finisce sul banco degli imputati. Difende il suo lavoro, ma fa anche capire che puntare già quest’anno al mondiale è pura utopia, serve altro tempo perché la SF16-H raggiunga i livelli della Mercedes. Una risposta che non piace al team principal Maurizio Arrivabene e ancor meno al presidente Sergio Marchione.

Ora anche la Red Bull fa paura

I rapporti tra i vertici del Cavallino e l’ingegnere aerospaziale si deteriorano rapidamente. Si mormora che negli ultimi tempi, prima della definitiva rottura ufficializzata il 27 luglio, ad Allison viene addirittura impedito di entrare in alcuni reparti. Mentre il padre della SF16-H è costretto a una vita da “separato in casa” altri si occupano della sua creatura cercando di recuperare il tempo perduto. Due exploit in Canada, grazie agli upgrade sul motore, e a Baku, dove viene trovato il giusto assetto, illudono che la SF16-H possa tornare ad essere competitiva. Poi però la mancanza di coordinamento dei diversi reparti e soprattutto qualcuno che abbia una visione chiara dello sviluppo del progetto porta al disastro degli ultimi GP, quando non è più solo la Mercedes a fare paura, ma anche la Red Bull e un pluricampione del mondo come Sebastian Vettel è costretto a battersi per un quinto o un sesto posto.

Titolo e programma tutto nuovo per Binotto

Per evitare che Seb si disinnamori della Rossa come fece a suo tempo Alonso, Sergio Marchionne è corso ai ripari nominando Mattia Binotto Chief Technical Officer. Il suo compito mettere in atto un programma che si basa sulla “responsabilità diffusa”, ovvero una collaborazione più stretta tra i diversi reparti facendo emergere e valorizzando le “seconde e terze linee” che fino ad oggi erano semplici pedine. Esecutori, senza voce in capitolo, di progetti creati e gestiti da altri. La macchina non porterà più la firma di un solo progettista, ma sarà un’opera corale patrimonio, nel bene e nel male, di tutti coloro che hanno contribuito a realizzarla ed evolverla. Basterà per ridare smalto alla Ferrari? Ciò che è certo, il 28 agosto a Spa si riaprono i giochi e Vettel si aspetta una macchina per vincere.