Volkswagen, Daimler Mercedes e Bmw: indagine tedesca per l’acciaio

Volkswagen, Daimler Mercedes e Bmw: indagine tedesca per l’acciaio

Volkswagen, Daimler Mercedes e Bmw: indagine tedesca per l’acciaio

Germania, indagine Antitrust su produttori auto e prezzi acciaio: sarebbero coinvolti anche i maggiori produttori del Paese

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L’Antitrust della Germania ha puntato i riflettori sulle maggiori case automobilistiche del Paese, Volkswagen, Daimler Mercedes e Bmw. Insieme a Bosch e Zf, sulla base di sospetti di un cartello sui prezzi di acquisto dell’acciaio. Lo riporta il quotidiano finanziario tedesco Handelsblatt, che rileva come la vicenda sia problematica soprattutto per VW. L’azienda, infatti, è in una fase in cui sta ancora lavorando alla gestione dello scandalo Dieselgate. A riprendere la notizia è poi stato anche il sito bloomberg.com. Che riporta che alcune «norme dell’antitrust potrebbero essere state violate». Non è ancora noto, invece, il nome della sesta società interessata.

Immediate, immancabili e prevedibili le ripercussioni, ovviamente negative, in Borsa. A Francoforte, la Daimler sta perdendo il 3,29%, la BMW il 2,72% e la Volkswagen il 2,45%: ribassi più alti di quelli dell’indice generale dei 30 titoli tedeschi a più alta capitalizzazione (fra cui vi sono, ovviamente, anche i tre costruttori), il DAX 30, che segna addirittura l’1,94%.

Un patto d’acciaio non troppo legale?

Come è risaputo, l’industria automobilistica è uno dei pilastri più importanti dell’economia teutonica. Ed è altrettanto chiaro quanto l’acciaio sia un componente a dir poco fondamentale per questo settore produttivo. Pensate che in media vengono impiegati circa 900 chili di acciaio per ogni auto, una stima riportata dalla World Steel Association.

Dopo lo scandalo delle emissioni truccate del colosso tedesco Volkswagen, lo spettro dell’illegalità torna ad agitarsi sui produttori tedeschi e il settore sembra davvero senza requie. Qualche titolo grida già (leggi prematuramente) allo scandalo con toni sensazionalistici. Le indagini faranno il loro corso ma per ora – in un contesto in cui qualche voce riuscirebbe a far crollare i titoli in borsa e a bruciare milioni di quattrini – non è forse meglio attenersi al principio di non colpevolezza?

Fonte: Askanews