VW Dieselgate. La California frena sui 3.0 TDI

VW Dieselgate. La California frena sui 3.0 TDI

VW Dieselgate. La California frena sui 3.0 TDI

VW Dieselgate. Battuta d’arresto nella risoluzione del contenzioso tra VW e USA. La California boccia il piano per i motori 3.0 V6

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Come vi avevamo raccontato il 28 giugno il Gruppo Volkswagen ha raggiunto un accordo con le istituzioni americane per risolvere lo scandalo Dieselgate per quanto riguardava i motori 2.0 TDI che interessava circa mezzo milioni di veicoli presenti sul territorio americano. Tuttavia era ancora da definire la tranche che riguarda il rientro nei parametri degli 85.000 TDI, di cui 16.000 presenti in California e montati sui modelli Audi A8, Porsche Cayenne e Volkswagen Tuareg costruiti e venduti tra il 2009 e il 2016.

Il CARB boccia il piano

Ebbene il California Air Resources Board (CARB), cioè l’ente preposto a tutelare la qualità dell’aria californiana, ha bocciato il piano presentato dal Gruppo di Wolfsburg, ritenendolo incompleto e sostanzialmente carente. In parole povere, gli “esperti” americani non sono convinti che gli interventi proposti dagli “esperti” tedeschi riescano effettivamente a riportare i 3.0 V6 TDI dentro i parametri corretti dichiarati in sede di omologazione.

Diffidenza americana

La diffidenza americana si scontra con il pragmatismo tedesco che riteneva già risolta la questione, come sottolineato neanche un mese fa da uno degli avvocati che rappresenta Volkswagen negli Stati Uniti: il ripristino sui V6 non avrebbe comportato alcun problema. La presa di posizione del CARB ha fatto alzare le antenne anche alla Environmental Protection Agency – l’ente federale che si occupa dell’ambiente – che si è affrettata a giudicare il piano proposto da Volkswagen come non adeguato.

Buon viso a cattivo gioco

Risultato, il Gruppo ha tempo sino alla fine di dicembre per sottoporre alle autorità americane un nuovo piano senza lacune tecniche. Se il ripristino non sarà ritenuto possibile le varie filiali americane dei marchi tedeschi potrebbero anche essere obbligate a ricomprare le auto. Da parte loro gli uomini di Wolfsburg hanno fatto “buon viso a cattivo gioco” dichiarando di voler continuare a lavorare con le autorità americane per arrivare a risolvere la spinosa questione.