VW dieselgate: la storia infinita

VW dieselgate: la storia infinita

VW dieselgate: la storia infinita

VW dieselgate nuova puntata nell’affaire del secolo. Le autorità ecologiche americane “trovano” un nuovo software proibito nei motori 3.0 V6 Tdi. Nel mirino finiscono anche Audi e Porsche.

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Il VW dieselgate non sembra avere fine. Gli inquisitori dell’ornai “famosissima” autorità americana EPA a ogni pie’ sospinto “scoprono” un software proibito, nei motori diesel del Gruppo di Wolfsburg.

Ora nel mirino é finito il 3.0 V6 Tdi, dotato di un dispositivo ausiliario al controllo delle emissioni (Auxiliary emissions control device, Aecd) non dichiarato, come è invece d’obbligo, all’EPA. Non sono ancora chiari gli effetti concreti che questo software avrebbe nel falsare i dati per aggirare i limiti antinquinamento in vigore negli Stati Uniti, ma l’ammissione della stessa VW di essere a conoscenza della sua presenza già suona come una implicita confessione di colpevolezza.

Altri due Aecd non sono stati dichiarati all’EPA, ma sono stati valutati “innocui”. Da Wolfsburg hanno già deciso il blocco volontario dei modelli coinvolti. Si tratta delle Audi A6, A7, A8, Q5 e Q7, oltre che delle Volkswagen Touareg e delle Porsche Cayenne, vendute sul mercato americano negli ultimi sette anni. All’incirca 100 mila vetture.

L’aggiornamento del software costerà al Gruppo una somma che va dai 40 ai 70 milioni di dollari. Ma soprattutto rappresenta un nuovo durissimo colpo alla sua immagine. Sulla nuova “succulenta” notizia si sono gettati come avvoltoi i media generalisti di mezzo mondo che, ancora una volta, senza circoscrivere la vicenda al solo ambito USA, ne hanno fanno un caso planetario dalle conseguenze imprevedibili non soltanto per VW, ma per l’intero settore che faticosamente stava, soprattutto in Europa, riprendendo fiato dopo i pesanti anni di crisi che lo avevano prostrato.

Nel dieselgate nessuno, a partire dalle autorità americane, mette in discussione la sicurezza e l’affidabilità delle vetture, che restano tra le migliori presenti sul mercato. Se frode c’è stata questa sarà sanzionata secondo le norme vigenti nei diversi Paesi dove questa sarà riconosciuta. Tutto il resto è un grande polverone che serve soltanto a disorientare il mercato.

Mentre è stato dato grande risalto all’ultima notizia sul dieselgate, è passata sotto traccia la comunicazione di Toyota di avere richiamato 1,6 milioni di auto in Giappone per controllare possibili difetti al funzionamento degli airbag prodotti da Takada. Il propellente che causa il gonfiamento degli airbag può risultare instabile ed esplodere, rilasciando pericolose parti metalliche che possono colpire gli occupanti e causare incidenti. Da notare, che Toyota ha già richiamato 12 milioni di auto per i problemi creati dagli airbag. La Casa giapponese ha annunciato di aver deciso di cancellare Takada dai suoi fornitori e tutto è finito lì.