Jaguar E Type: l’auto da sogno di Diabolik

Jaguar E Type: l’auto da sogno di Diabolik

Jaguar E Type: l’auto da sogno di Diabolik

Jaguar E Type, quella del re del crimine nei fumetti anni Sessanta era nera come la notte. Noi ve la presentiamo rosso fuoco, ma il fascino resta immutato

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Jaguar E Type: l’auto da fumetto proibito

Costava 150 lire, occorreva nasconderlo, molte mamme quando lo trovavano lo gettavano nella spazzatura perché “insegnava brutte cose”: era Diabolik, il primo fumetto che esaltava il crimine e faceva di un ladro-assassino un eroe. Diabolik, per noi ragazzi, era il fascino del proibito, velatamente peccaminoso. La stupenda altera e sofisticata Eva Kant – vivevano insieme, quando le unioni fuori dal matrimonio erano considerate peccato – e l’altra inseparabile compagna, un’auto bellissima e irraggiungibile, nera come la notte, che sgommava via, imprendibile come un fantasma. Non è certo perché le autrici scelsero di ispirarsi per l’auto del loro eroe alla Jaguar E Type, ciò che è certo è che quel modello entrò nell’immaginario collettivo come “la macchina di Diabolik”.

Eleganza sportiva “very british”

Per descrivere la più sensazionale forma di design a livello motoristico, qualsiasi aggettivo di elogio risulta superfluo. Di certo riflette la personalità geniale del suo creatore, Sir William Lyons, che nel 1922 cominciò a realizzare, coniugando innata passione e tradizione, il suo sogno: concepire automobili fuori serie…di serie! Si distinse fin dalla sua presentazione pubblica, avvenuta mezzo secolo fa, precisamente il 15 marzo 1961. E da allora preservò, per tutto il periodo in cui fu prodotta, la propria linea, pur dotandosi di motori ed accorgimenti al passo coi tempi. Non snaturò mai nemmeno lo spirito originario, quello di un mezzo che coniugasse lo styling più evoluto con un’elegante sportività “very british”. Negli anni ne sono state allestite 73.433, di cui “solo” 14.112 esemplari a guida destra: la conferma che il maggior successo fu decretato dall’export, diretto in gran parte in America. Per questa ragione diversi particolari vennero ridisegnati: dai gruppi ottici anteriori e posteriori alla conformazione dei tubi di scarico, adattata al formato differente di targa. Per arrivare poi ad un diverso posizionamento dei paraurti, con relativi rostri posti più alti rispetto al modello originario.

Una potenza più che notevole per l’epoca

La I serie (dal marzo del ’61 all’ottobre del ’64) fu anche la più nota. Era caratterizzata dal motore sei cilindri 3,8 litri derivato da quello della XK150, in grado di erogare una potenza di 265 CV, abbinato ad un cambio meccanico a quattro marce MOSS, con prima non sincronizzata. La Jaguar E Type ebbe dagli esordi sino al gennaio del ’62 un pianale definito “flat floor”, derivato dal modello sportivo, che però non godeva di grande abitabilità e non permetteva così una guida adeguata alle persone di statura elevata. Il successivo adeguamento consentì, specie nel modello a due posti, di rendere la vettura decisamente al passo coi tempi.

Un cofano motore “infinito”

La profilatura del cofano lungo e basso dal connotato sportivo e la suggestiva apertura a ribalta – la cosiddetta “filo strada” – consentiva di poter visionare l’intera meccanica, facilitando interventi di semplice manutenzione periodica. I primi esemplari furono caratterizzati anche dalle feritoie di sfiato aria di tipo non stampato poste sulla parte superiore del cofano. Così come da un meccanismo di chiusura e sblocco, reso possibile grazie a ganci a chiavistello, che in seguito furono sostituiti da un comodo dispositivo meccanico accessibile dall’interno. Il rigonfiamento era invece determinato dalla scelta di installare motori a corsa lunga utilizzati in precedenza sulla serie XK, sempre alimentati dai classici tre carburatori SU HD8, comuni alle prime due serie: ciò preservava la verniciatura dal calore sviluppato in particolare durante le soste prolungate.

Un “fondo schiena” affascinante

Ne completava l’aspetto esteriore un retro “a coda”: il portello del baule, dalle forme avvolgenti a filo battuto, incernierato lateralmente con apertura rigorosamente a sinistra. Questa soluzione permetteva di fruire di spazi significativi in un vano completo di guide, dove le valigie in pelle potevano così scorrere fluidamente. Ma regalava al contempo grande luminosità ad un coupé davvero sensazionale. Il flusso d’aria dato dal coefficiente cx rese superflua l’installazione di un tergivetro posteriore, che di sicuro avrebbe stonato con la purezza del design. Per le medesime ragioni si ritenne opportuno non apporre il famoso emblema del Giaguaro sulla profilatura di questo cofano “senza fine”, in modo da preservarne la purezza. Le dimensioni erano davvero sorprendenti se si considera l’effetto “senza limite” della profilatura, considerato da molti un sogno, eppure era più corta del modello XK precedente. Soprattutto, non dimostrava la sensazione della maggior carreggiata, che consentiva di poter alloggiare la ruota di scorta rigorosamente a raggi, munita di tutti gli attrezzi di emergenza – ben 23 – in un apposito vano posto sotto la bagagliera, ben dimensionato.

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